#autoreinvista – Irene Lorelai Visentin

Per il quarto appuntamento della rubrica #autoreinvista

oggi torniamo in rosa con un’ospite al femminile ma con un’anima dark inside come me, sto parlando della bravissima Irene Lorelai Visentin autrice della raccolta di racconti I Tredici ( di cui trovate la recensione nel post precedente)  una raccolta di racconti dai toni weird, horror e splatter.

Ho amato Tredici per il modo incredibile con cui le parole si fanno corpo e carne, sono autentiche e vere al punto tale da prendere il lettore per mano e dire ti sto raccontando questo, guardalo con i tuoi occhi. Il sangue che scorre, i vetri che trafiggono la carne e il logoramento interiore sono tangibili e fortissimi. Le sensazioni di ansia, soffocamento e panico sono reali, le ho provate anche io leggendo le sue parole.

Ma partiamo subito con le domande e scopriamo meglio questa fantastica autrice

1.Ciao Irene  prima di tutto ti ringrazio per aver accettato di essere mia ospite e per il tuo tempo. Raccontaci in poche righe chi è Irene Lorelai Visentin scrittrice.

Ciao Chiara e grazie di cuore a te per l’invito, sempre graditissimo! Irene Lorelai è una bimba di poco più di due anni, che usa le Barbie come martello e gioca alle streghe. È nata per davvero solo a novembre 2018, quando ha ripreso in mano la penna dopo tanti saltelli sulla carta. Diciamo che non è stato semplice immaginarsi davvero scrittrice quando hai una gran voglia di parlare attraverso lo splatter, l’horror i il weird, tanto più se l’editoria che ti circonda sembra volere solo drammi familiari e storie d’amore (senza sangue di mezzo). Ma alla fine, una speranza anche per noi c’è! Quindi, oggi, vivo sulla carta in maniera stabile. È il mio modo di vivere, di essere serena. È ciò che sono, più di qualsiasi altra cosa possa definirmi.

2.Che valore ha la scrittura per te e come funziona il processo creativo ?

Come ho accennato, per me la scrittura è tutto. Anche se lo faccio in maniera continuativa da solo due anni, si tratta di una struttura che mi accompagna da quando ho imparato ad assemblare idee: da bambina con la mia voce e poi, quando ho imparato a scrivere, con piccole storie sui quaderni a righe. Adoravo vedere le parole sulla carta. Lo scrivere è un senso di necessità, è drenare la pressione. È come essere un filtro attraverso cui passa la realtà. Incanalo il giorno, con i suoi dettagli (per esempio “Magda” secondogenita de “I Tredici”, nasce semplicemente dall’aver constatato che il tappeto del mio bagno era davvero in pessime condizioni), lo faccio evolvere e gli do una nuova forma sulla carta. È come se volessi creare un mondo parallelo, per me e per chi è come me, dove anche un briciolo di polvere ha un significato. I libri per me sono stati sempre un rifugio, un mondo in cui incontrare “anime sorelle”, come le chiamava Emerson. 

È quasi un processo autonomo, non è una cosa che controllo, arriva come una necessità. Spesso nella mia testa appare un’immagine e mi chiedo: lì, a quell’immagine, come ci arrivo? Cos’è successo, prima? Oppure da lì cosa succederà? Ma, come dico sempre, la storia e i personaggi non li controllo. Loro vivono, fanno da sé. Io li descrivo, li racconto, li accompagno, li faccio nascere.

3.Come nasce il te la vocazione per il weird, o meglio dire come ti sei appassionata a questo mondo al punto tale da farlo tuo?

Credo di poter dire che si tratta di qualcosa di innato. Sono io così. Da piccola per me tutto aveva un doppio fondo. Un albero era un portale, una porta socchiusa era colma di creature, un pezzo di carta per terra era un messaggio. Nulla era come gli occhi te lo descrivevano, tutto era in mutazione. Come se il mondo e la realtà stessa fossero esseri senzienti in osservazione delle tue azioni. Tutto muta, tutto ha un significato celato, tutto è pronto a portarti lontano dalla realtà. Per cui, quando ho incontrato anche letteratura e cinematografia simile, mi sono sentita a casa. È il mio modo di vivere. Non poteva non essere il mio modo di narrare.

4.Ti ho conosciuta con I Tredici ma hai altre pubblicazioni, lascio a te la parola!

I Tredici sono stati la mia prima pubblicazione completa, prima sono comparsa in raccolte horror e pulp. La mia prima creatura, “Anita”, che fa parte ora de I Tredici, è nata in una rivista online (“la nuova carne”) che poi ha prodotto una raccolta cartacea, “Carnaio”. E nello stesso anno la mia sceneggiatura “Le Carnee” è stata selezionata tra i finalisti del Torino Horror Film Festival, cosa di cui vado ancora molto fiera.

Poco prima de “I Tredici” sono sempre stata pubblicata da “la nuova carne” con una storia sullo spirito natalizio (“La storiella di Natale: cotechino e pearà”), successivamente pubblicata anche questa in un’ulteriore antologia, “Carneide”. Ovviamente si tratta di una mia personale visione delle tradizioni natalizie, s’intende. Per cui, vi lascio immaginare.

Dopo la nascita dei miei tredici piccini con la Segreti in giallo Edizioni, ho proseguito assieme a loro con dei racconti, che sono stati pubblicati nelle antologie “Halloween stories” e “Christmas red”, dove mi trovate rispettivamente con i titoli “La danza delle marinelle” e “Crema irlandese tiepida”. Mentre, alla fine di quest’anno, nascerà la mia nuova antologia, “Buie” con la Augh! Edizioni. Ma di questo ne parleremo più avanti!

5.Il sangue è un elemento ricorrente nelle tue storie, così come l’acqua, le lame o gli specchi. C’è un simbolo a cui sei particolarmente legata?

Chiara… è bellissimo scoprire di avere degli elementi ricorrenti attraverso l’occhio di un lettore, mi stai illuminando tu in questo momento sulla questione degli specchi e dell’acqua. È una cosa che ti mette davanti a te stesso, scopri di avere delle caratteristiche di cui non sei cosciente nemmeno tu. Grazie.

Tornando a noi, tra questi simboli, credo che sia sicuramente il sangue a prevalere (ettipareva). In realtà, come mi sono trovata a raccontare in altre occasioni, credo sia semplicemente perché il sangue è come l’inchiostro. Il sangue porta letteralmente la nostra storia, ciò che siamo. È la scrittura, attraverso il DNA, di chi siamo, di chi è venuto prima di noi, della nostra composizione. Quando il sangue raggiunge la luce, quando fuoriesce, stiamo vedendo la parte più interna della persona, nonché essa stessa. È una possessione totale. È una cosa molto intensa, è come se “spaccandoti” io ti raggiungessi davvero. Toccare il tuo sangue, vederlo, interagirci e prenderne coscienza è interagire con il tuo Io unico. È una forma di amore.

6.I tuoi personaggi sono potentissimi,  spietati, distruttivi o perversi. Quanto c’è di Irene in loro?

In alcuni di loro, tutto. Altri, veicolano solo dei miei ricordi o stacchi di realtà che volevo diventassero parola scritta. Tutti loro, sicuramente, si fanno portavoce di pezzi di me. Che si tratti solo di un pensiero, di un’immagine, di un desiderio, ho messo nelle loro mani e nelle loro vicende esperienze e pezzi del mio vivere. Anche solo la descrizione di un odore o di un ambiente. È sempre il discorso di prima: veicolo la realtà attraverso i miei personaggi, riassemblandola, prendendone le parti migliori ed esaltando quelle banali (anche stirare un maglioncino deve prendere forza, altrimenti la vita ne perde).

Alcuni dei miei personaggi, invece, sono proprio io. Per esempio l’Irene “esterna”, che si mostra agli altri (vedi la cara Anita) o l’Irene “interna”, che pochissimi conoscono (la coppia Magda-Clelia, per esempio, o, inevitabilmente, Rebecca).

7. Classica domanda di rito, vendi il tuo romanzo in 30 secondi

I Tredici è la versione più spietata dell’amore. In questi racconti di esordio ho voluto spaccare gli argini, ho proibito ai filtri della quotidianità e del buon costume di impedire che la narrazione di una cosa che viviamo ogni giorno (e che ogni giorno ci può far respirare o ci può distruggere), di limitarsi. Chiunque, dall’adulto all’adolescente, può trovare ne I Tredici quello che anche solo una cotta può avergli fatto provare. È una caduta in picchiata nelle sensazioni che viviamo ogni giorno. Ho solo dato loro il permesso di esplodere come una bomba al fosforo

Sono rapita dalle parole di Irene, un’intervista meravigliosa e molto molto intensa. Quello che si è viene inevitabilmente fuori attraverso il modo di esprimersi e di raccontarsi. Ho amato moltissimo la raccolta di Irene e invito chiunque sia amante del genere a fare tesoro delle sue parole preziose, leggetela e non ve ne pentirete affatto! Grazie di cuore per essere stata mia ospite, un’autrice che seguo con tantissima stima e che sono sicura andrà lontano!

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